Sandro Ferrone…la risposta capitolina al fast fashion di Zara ed H&M – Sandro Ferrone

Sandro Ferrone…la risposta capitolina al fast fashion di Zara ed H&M

By admin_ferrone | 17 luglio 2017

Le collezioni sono quelle classiche, autunno-inverno e primavera-estate, presentate cinque-sei mesi prima che la stagione cominci. Ma c’è una particolarità: i modelli vengono cambiati in corsa, altri ne vengono aggiunti, a seconda delle opininioni espresse dal pubblico e prontamente registrate. «C’è chi si vanta di disegnare un modello e portarlo in negozio nel giro di qualche giorno, noi più ragionevolmente ci mettiamo pochissime settimana, ma il concetto non cambia», spiega Sandro Ferrone.

Il “concetto” si chiama fast- fashion, o pronto-moda. Ferrone, romano di via delle Carrozze, “emigrato” da piccolo a Cassino con la famiglia ma poi rientrato precipitosamente a Roma durante i bombardamenti del 1944(«se mio padre non avesse deciso in modo quello sì fast ora non sarei qui a raccontarle la mia vita»), è il simbolo del pronto-moda made in Italy. «Zara o H&M ci hanno costruito imperi multimiliardari, noi però siamo arrivati per primi».

Non è difficile credergli: «Subito dopo la guerra mio padre, con cui lavoravo da quando avevo sette anni, affiancò al lavoro di commerciante di tessuti, la realizzazione di vestaglie per signora, riunendo in un appartamento un gruppo di sartine. Sofia Loren nella celelebre e tragica scena della Ciociara in cui si accanisce contro i rapitori della figlia, ne indossava una».

Il legame con il mondo del cinema continua con le attrici scelte come testimonial: Sabrina Ferilli, Manuela Arcuri, Elena Santarelli, dalla prossima stagione Federica Nargi. «Negli anni ‘70 ho preso in mano l’attività di mio padre e l’ho progressivamente allargata a tutto l’abbigliamento femminile. Cerco di creare abiti con una griffe riconoscibile ma a prezzi ragionevoli», racconta Ferrone, che a 79 anni continua a lavorare a tempo pienissimo («spesso sono il primo a entrare e l’ultimo a uscire»). I risultati gli danno ragione: il fatturato è salito dai 31 milioni del 2014 ai 35 dell’anno scorso, i negozi in franchising sono ormai oltre cento («più due flagship di proprietà, a via del Corso a Roma e corso Vittorio Emanuele a Milano»), i dipendenti diretti sono un centinaio, la presenza all’estero continua a crescere: dal Libano al Messico, dalla Russia al Giappone, 400 boutique vendono gli abiti di Ferrone. Il cuore operativo resta nel quartier generale di Valle Verde a Roma Est, sempre all’insegna della semplicità e rapidità d’esecuzione: «Abbiamo un team ristretto ma appassionato che disegna gli abiti, e un gran numero di laboratori e aziende di fiducia a cui li facciamo realizzare».

Dell’azienda romana si è interessata anche l’Accademia di moda Koefia, che quest’anno ha istituito un corso basato sulle sue tecniche produttive e creative, da cui uscirà una collezione firmata Ferrone-Bianca Lami, coordinatrice dell’accademia. «Questi ragazzi sono bravissimi, molto più di me che sono un autodidatta. Però rivendico un certo istinto lungimirante. E credo nella combinazione vincente fra le due qualità».